8 ore di lavoro + 8 Di svago + 8 per dormire


È passato quasi un secolo e mezzo dal 1° maggio 1886, il giorno in cui a Chicago scoppiò la Rivolta di Haymarket, uno sciopero per chiedere il tetto massimo giornaliero di otto ore lavorative.

La manifestazione diede vita a una delle conquiste sociali più importanti per il movimento dei lavoratori, a cui farà seguito qualche decennio più tardi il diritto a due giorni di riposo settimanali.

L’iniziativa fu’ osteggiata con forza dalle imprese : «Sarà una calamità per i lavoratori», «È un’utopia», «Danneggerà l’economia», si lamentavano all’unisono i datori di lavoro. «Sono letteralmente le stesse critiche che vengono fatte oggi alla settimana lavorativa di 4 giorni», fa notare Pedro Gomes, docente di Economia alla Birkbeck University di Londra.

È proprio Pedro Gomes a lanciare il progetto pilota sulla «settimana corta», aperto a tutte le aziende che – su base volontaria – proponendo ai propri dipendenti una riduzione delle ore di lavoro settimanali a parità di stipendio. «Negli ultimi 50 anni è cambiato tutto nella nostra società, ma non il modo in cui organizziamo il lavoro, che oggi ha raggiunto un’intensità insostenibile», spiega Gomes.

Nel Regno Unito è stato avviata una delle sperimentazioni più estese della settimana corta, promossa da 4 day week global, che ha coinvolto 61 aziende e circa 3mila dipendenti.

E i risultati sono stati incoraggianti: dipendenti più felici e meno stressati, produttività in aumento, riduzione dei costi a carico delle aziende.

Al punto che, al termine dei sei mesi di prova, 38 imprese hanno deciso di estendere la sperimentazione e altre 18 hanno adottato la settimana corta come soluzione permanente.

In Italia, la proposta di una settimana lavorativa di 4 giorni sembra aver ricevuto meno attenzione che altrove. Il governo non è stata mai proposta una sperimentazione vera e propria su larga scala, ma sembra che i sindacati si stiano preparando a dare battaglia.

Per comprendere meglio il pensiero di Pedro Gomes vi riporto alcuni passagi di una sua recente intervista :

« Non c’è niente di naturale nel lavorare cinque giorni. La settimana lavorativa è un costrutto sociale, politico ed economico che dovrebbe cambiare ed evolversi man mano che le società cambiano ed evolvono. Negli ultimi cinquant’anni, tutto nella nostra società è cambiato: la velocità con cui comunichiamo, i tipi di lavoro che svolgiamo, la tecnologia che utilizziamo, il numero di anni che studiamo, la durata della nostra vita, la struttura della nostra famiglie o il ruolo delle donne nella società. Ma il modo in cui organizziamo il lavoro non è cambiato. Dovremmo adottare la settimana di 4 giorni, non solo perché siamo più ricchi o perché le persone saranno più felici con più tempo libero. I profondi cambiamenti strutturali degli ultimi 50 anni hanno reso obsoleta la settimana di 5 giorni e richiedono un cambiamento. Per questo considero la settimana di 4 giorni un’innovazione sociale e. un modo per organizzare meglio l’economia del XXI secolo.

È un argomento valido come piattaforma politica, ma per quanto riguarda l’economia, danno per scontato che porterà alla decrescita. Ecco, io credo che le basi economiche a favore della settimana di 4 giorni siano molto più forti di così e che possano piacere anche ai conservatori o ai liberali. In Road to Serfdom di Friedrich Hayek, il padre del liberalismo afferma che il governo dovrebbe far funzionare i mercati, ma uno dei pochi interventi che dovrebbe fare è proprio quello di legiferare sull’orario di lavoro. Non danneggia la concorrenza, perché colpisce tutte le imprese allo stesso modo».

La produttività è la chiave e può aumentare solo in due modi: se produciamo di più nello stesso lasso di tempo o se produciamo la stessa quantità ma in meno tempo. Il secondo percorso – quello della settimana di 4 giorni – è valido quanto il primo, solo meno naturale. Diverse aziende, in vari settori, stanno dimostrando di poter ridurre la settimana lavorativa dei propri dipendenti pur mantenendo il servizio clienti e tutti i risultati. Anche se questo non farà crescere l’economia, non si può pensare al tempo dedicato ai lavoratori come a uno spreco: ogni atto di svago ha un ritorno economico per qualcuno. Qual è la produttività di un ristorante o un hotel vuoto? Come diceva John Maynard Keynes, un’economia senza clienti è sclerotica e le persone senza tempo non sono buoni clienti. Abbiamo bisogno di soldi per consumare, ma abbiamo anche bisogno di tempo per noi stessi. La settimana di 4 giorni stimolerà l’economia attraverso la domanda di industrie del tempo libero, intrattenimento, cultura, ospitalità e turismo».

La settimana di 4 giorni promuoverà “l’imprenditorialità ibrida”: avviare un’impresa pur mantenendo un lavoro a tempo pieno. Molte aziende di successo, come Ford, Apple o Nike, hanno iniziato così. L’Italia è all’ultimo posto rispetto ai grandi Paesi europei nella maggior parte degli aspetti dell’ecosistema imprenditoriale. Uno dei motivi principali è la paura del fallimento. Più tempo libero consentirà ad alcuni lavoratori con idee promettenti ma poca ricchezza, di sviluppare la propria attività a parte, pur avendo la sicurezza di un salario stabile. Tutti questi meccanismi renderanno l’economia più dinamica, innovativa e produttiva, creando posti di lavoro meglio retribuiti. Se la domanda di lavoratori aumenta e l’offerta di ore per lavoratore diminuisce, le forze di mercato garantiranno salari più alti».

L’anno scorso sono stato invitato dal governo portoghese a coordinare il progetto pilota di 4 giorni settimanali, che si svolgerà da giugno a novembre 2023. Abbiamo definito tre princìpi: è volontario e reversibile per le imprese; non può comportare tagli salariali; deve comportare una riduzione significativa delle ore settimanali a 36, 34 o 32. Per molte aziende, ridurre da 40 a 32 ore è un grande salto, quindi cercano passaggi intermedi. Alcuni optano per una settimana di 36 ore, con giorni di 9 ore. Penso che questo sia accettabile per molti lavori d’ufficio in cui i lavoratori spesso rimangono oltre le 8 ore.

Il passaggio a una settimana di 4 giorni non può avvenire dall’oggi al domani. È un processo che richiederà molti anni e richiederà un po’ di attivismo e molto coraggio. Innanzitutto, le grandi aziende devono mettere da parte i loro pregiudizi e fare esperimenti. Dopodiché, avremo bisogno che i sindacati spingano per una riduzione dell’orario invece di un aumento dei salari e inseriscano la settimana di 4 giorni nell’agenda dei contratti collettivi. Avremo anche bisogno che i politici facciano piccoli passi, come la creazione di programmi pilota in Spagna e Portogallo. Infine, servirà uno statista di centrosinistra o centrodestra per rendersi conto che la settimana di 4 giorni è il modo migliore per riconciliare una società profondamente polarizzata e avere l’audacia di scrivere il proprio nome nei libri di storia.

Sono ottimista e penso che tra 15 anni la maggior parte dei lavoratori avrà una settimana di 4 giorni. A quel punto, la settimana lavorativa di 5 giorni diventerà un semplice ricordo.

Anche la settimana di 5 giorni era vista come un’utopia, così come il voto delle donne o portare l’uomo sulla Luna. La settimana di 4 giorni è alla nostra portata. Arrivarci sarà difficile, perché dovremo cambiare il modo in cui lavoriamo e organizziamo la società. Non dico neanche che sarà facile, ma credo che valga la pena provarci. Se facciamo della settimana di 4 giorni il nostro obiettivo comune, e lavoriamo tutti insieme – aziende e lavoratori, politici di sinistra e di destra, settore pubblico e privato – allora possiamo farcela ».

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